Mi chiamo Rosalba e sono una counselor.

Una sera di molti anni fa, le mie mani si rifiutavano di toccare la mia pancia per calmare l’ennesimo dolore fisico e non solo fisico. In quel periodo la mia vita assomigliava ad una montagna russa…un momento ero piena di energie e quello dopo completamente svuotata.

Parlando con il mio medico, mi sono trovata una scatola di medicinali in mano. Ma dopo la prima pastiglia, mi rifiutavo di prendere farmaci, benché continuassi a sentirmi tirare in due direzioni opposte.

Desideravo stare bene, sentirmi solida e salda piuttosto che alla mercé di ogni accadimento intorno a me, che mi sballottava come un guscio di noce senza valore in balia delle onde.

Ricordo un episodio. Alla domanda “come ti senti oggi?” ho risposto “pessima giornata, ho viaggiato con il finestrino aperto in macchina e adesso ho un torcicollo allucinante, tutta colpa della corrente d’aria!”

E’ un dato di fatto che allora era fisicamente doloroso anche solo allungare il braccio per afferrare un bicchiere d’acqua. Al tempo stesso è anche dato di fatto che, su un altro piano, vivevo un periodo in cui censuravo i miei desideri, costringendoli dietro al limite invalicabile del “ma cosa vuoi fare ? chi ti credi di essere ?” e trovando per ogni cosa un “è colpa di…”.

Così ho cominciato a chiedermi il perché. La mia  ricerca di risposte è iniziata con la parola “respons-abilità”. Mi sono interessata al reiki, alla riflessologia plantare, ho sperimentato classi di corenergetica e infine ho incontrato un counselor… Figura professionale a me del tutto sconosciuta … Ma termini e definizioni rimangono parole, finché non ho avuto la possibilità di fare esperienza diretta con una persona meravigliosa e comprendere cosa volesse dire guarigione, prendersi la responsabilità della propria vita e aprire una comunicazione con il mio corpo che tanta fatica facevano le mie mani a toccare.

Infine ho scelto la formazione in Counseling che mi ha dato un’infinità di strumenti. E così, con i miei strumenti accompagnati da una buona dose di coraggio, tenacia e generosità, ho iniziato a guardare nella mia parte buia, per far emergere quei pezzettini di me chiusi in cantina a doppia mandata, barricati dietro a quel limite invalicabile del “ma cosa vuoi fare ? chi ti credi di essere ?”

Ho imparato ad allungare la mano a quella ragazzina rannicchiata nel buio e per troppo tempo ignorata. Inoltre, aver imparato ad accogliere e comprendere il linguaggio del mio corpo è stata per me una scoperta sorprendentemente ricca di dettagli e sfumature oltre che un efficace aiuto.

Pian piano, ampliando le conoscenze, ho sperimentato che il corpo è un contenitore che mette in contatto ciò che c’è dentro di me con la realtà che mi circonda; un contenitore dove emozioni, percezione e sensazioni da un lato trovano un posto e dall’altro danno anche una forma al corpo sotto forma di malesseri, dolori o comportamenti.

Oggi sono attenta alle sensazioni e percezioni che il mio corpo mi comunica, qualsiasi sia la situazione o la persona che incontro. Il linguaggio non verbale e la mia mente viscerale sono diventate la mia chiave di lettura. Quando prendo coscienza di una postura, di un “mi manca l’aria” sono stimolata ad ampliare il mio sguardo per accogliere e comprendere cosa sta accadendo. Nel momento in cui ho contezza di ciò che è, ho la libertà di scegliere cosa fare e in che modo esprimere le potenzialità e la creatività per vivere una vita decisamente più gustosa.

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